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Lusso cosa significa oggi? Diamo il benvenuto al lusso “populista”
Lusso cosa significa? Nessuno lo sa più.

Demagogia /demago’dʒia/ s. f. [dal gr. dēmagōgía]. – (polit.) [pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse] ≈ ‖ populismo.

Il lusso populista ha preso il sopravvento e con il debutto di Virgil Abloh da Louis Vuitton, Maison storica emblema del lusso “aristocratico”, è stata imboccata la via del non ritorno.

Il significato della parola lusso per come lo intendiamo oggi è sfuggente, poiché tende a coincidere con la visione del singolo, con i suoi valori, la sua psicologia e la sua formazione. Il lusso, quindi, è una costante variabile, soggetta a cambiamenti legati al mercato, ma anche alla cultura. Proprio dalla cultura di massa e dai social ha origine il lusso democratico, un lusso che affianca alle pretese di prestigio e ed esclusività, l’idea di accessibilità.

Da lusso democratico a lusso populista
Sembra proprio che persino gli ultimi baluardi del lusso democratico siano stati sfondati. Il lusso non è più riconducibile ad un sentimento di distinzione o al desiderio di emulare una ristretta élite ideale, colta e sofisticata. Il lusso al tempo di Abloh è per tutti, ha come riferimento le minoranze e punta a ingolosire la massa vendendo storie che parlano di scalate al successo, di rivalsa personale e protesta contro quell’establishment che i designer erano soliti corteggiare.

Il concetto di lusso diviene inclusivo e da superfluo si fa necessità primaria per essere protagonisti attivi nella società.

Il debutto di Abloh-il mago di Oz: il visionario che sta dalla parte dei deboli
“Dietro la busta” di Monsieur Arnault un Abloh “createur” in lacrime abbraccia il mentore West in perfetto stile Maria De Filippi, davanti, una mandria di spettatori on-line e off-line esaltati acclamano il nuovo corso “rap” del rinomato brand.

Il lusso ha finito di esistere per come lo avevamo conosciuto, dimentichiamo i couturier, i mastri artigiani, i designer e abituiamoci a vestirci di nulla, ovvero di parole ad effetto.

Tutto ciò che mira all’effetto è di cattivo gusto, come tutto ciò che è chiassoso.

H.de Balzac

Quelli che non sono designer, ma sono meglio di Houdini in quanto a illusioni
“Designer? I visualise, I never had tools. I’m learning to. Like, this is foundation level.”*

Virgil Abloh per Businessoffashion.com

I “direttori artistici” demagoghi sollevano masse di indefessi zombie privi di autostima. Il lusso da sempre sinonimo di esclusività e prestigio diventa un sicuro, facile approdo per l’inquietante “l‘uomo della folla“, per dirla alla Poe maniera.

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#sardegna #maremare #minimalblogger #mystylediary #inspirationsstyle

Costumi da bagno 2018: ecco la mia selezione (li ho comprati anche io)

Costumi da bagno 2018: ecco la mia selezione
Costumi da bagno 2018. Ho boicottato Calzedonia non solo perché le collezioni sono tristissime e il design dozzinale, ma soprattutto perché non tollero la comunicazione. Una comunicazione desueta e degradante tanto come i suoi testimonial e leggins. Da un po’ di anni il brand, inoltre, forse ignaro dell’increscioso declino che ha investito il marchio Victoria’s Secret, cerca in tutti i modi di imitarne il format mandando in onda performance deliranti in verace stile trash Italiano come solo Canale 5 e Italia 1 sanno fare (non esitando, quindi, a riempire il parterre di Uomini e Donne, GF e altri testimonial mostruosi dell’italianità media), pertanto, di seguito troverete solo proposte rintracciate sugli e-commerce.

Prima di proseguire, qualche consiglio preliminare
Il costume non si compra perché è bello sulla modella, ma perché ci si sta bene dentro, quindi tieni bene a mente che:

se hai un seno dalla seconda in su elimina a priori i top bikini a fascia o a triangolo, non è mai bello vedere cose che pendono, scendono, piangono;
se hai i fianchi burrosi lascia perdere i costumi a vita bassa o quelli con i mortali laccetti sottili regolabili, fanno solo danni;
l’incontenibile tunnel della malinconia anni ’90 va bene, ma prendiamo le misure: l’inguine non si deve abbronzare per forza;
occhio allo slip, anche la chiappa se non è proprio il massimo, è meglio che non domini la scena.
Estate 2018: che costumi vanno di moda?
E’ inutile che ci stiamo a girare intorno: lo stile basico regna sovrano, le palette nude e neutre, rigorosamente tinta unita, fatta eccezione per le righe o i pois, pure.

Un saluto speciale ai cordini, pizzetti, merletti, tendine, volant e fru fru che ci guardano da casa. Ditegli addio.

La semplicità è la scelta più sofisticata, anche al mare.

Ecco la selezione

http://www.theladycracy.it/2018/06/22/costumi-da-bagno-2018-ecco-la-mia-selezione-li-ho-comprati-anche-io/

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Streetwear culture: è roba da mocciosi e ci ha ampiamente rotto le scatole
Streetwear culture: ripuliamo la scena dai “designer” di streetwear

“Diffidate dei poeti vestiti da poeti, delle rose rosse e dei capelli biondi”*

Come dicevo, il mestiere del momento è il designer di moda. In effetti, ad un certo punto della tua carriera se non metti giù un po’ di felpe sbiadite e un paio di sneakers cinesi abbastanza brutte da giustificare il prezzo sopra gli 800 euro, bè, non vali niente.

Si chiama streetwear e sa di dissidenza poiché vanta umili natali, ma adesso fateli smettere
L’uniforme tutta felpe oversize, t-shirt e scarpone nasce come codice anticonformista tra le ghenghe di buontemponi a quattro rotelle. In questo stile svogliato e comodo i cattivi ragazzi dei quartieri periferici ambiscono alla salvaguardia della loro particolare specie distinguendosi da tutto e da tutti. Ma oggi che James Jebbia è ricco sfondato e che Abloh firma persino la cartaigienica, aspettiamo tutti con ansia che anche i mocciosi si stanchino di dilapidare la 13ma dei genitori per le nuove scarpazze Yeezy.

Ebbene sì, lo streetwear ci ha rotto unanimemente le palle, tanto quanto l’hip hop e i rapper (in particolare quelli Italiani)

In nome dello streetwear ( peraltro, come in quello della musica), infatti, si stanno facendo e dicendo le peggiori bestialità, tanto è vero che sotto la sua immensa ala protettiva, oggi, trovano rifugio i più spietati incapaci e i più spericolati, sedicenti artisti.

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http://www.theladycracy.it/2018/06/17/streetwear-culture-e-roba-da-mocciosi-e-ci-ha-ampiamente-rotto-le-scatole/

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Dove comprare abiti online che durino più di una stagione? Ecco qui
Se il discorso sulla sostenibilità è ancora abbastanza lacunoso per la maggior parte delle aziende, invece di rimanere ad aspettare che il mondo cambi da un giorno all’altro, possiamo essere noi stesse parti attive del cambiamento tanto isperato.

Il guardaroba sostenibile
Invece di stare con le mani in mano e l’armadio pieno di ciaraffi, quindi, possiamo cominciare a consumare più consapevolmente.

“Una delle cose migliori che possiamo fare come clienti è mantenere il prodotto che acquistiamo più a lungo, comprare cose di qualità e riparare qualcosa anziché smaltirlo.”

Marie-Claire Daveu, chief sustainability officer di Kering *

Fino a qualche tempo fa il beneficio del riciclo sembrava riservato solo a reali Inglesi, infatti, l’idea di usare più di una volta il medesimo capo poteva far cadere nella vergogna il singolo e i posteri a vita.

Dura lex sed lex: su Instagram solo cose nuove. Dozzinali, orrende, improbabili, costose, contraffatte, non importa: ma nuove( pena la pubblica umiliazione)

Anche se il business intorno al social visivo sopracitato non accenna a diminuire, oggi le cose sembrano prendere una piega diversa.

Cambia lo spirito con cui vengono immortalati gli oggetti

Si moltiplicano gli specialisti delle cosiddette “arti visive”. Quelli che con un occhiale Céline e un lenzuolo bianco sono in grado di scrivere poemi lunghi un anno solare e di grande impatto estetico.

Sono visioni ossessive e fascinose, fatte di dettagli e pezzi culto di grande qualità.

Accade così che il magnetismo generato dal consumo economico e veloce stia iniziando a perdere di attrattiva. Il gusto si perfeziona e il consumatore diventa più esigente.

Il fascino discreto della scarsità: fare ricerca è gratificante[...]

Ecco i marchi che devi conoscere

http://www.theladycracy.it/2018/06/13/dove-comprare-abiti-online-che-durino-piu-di-una-stagione-ecco-qui/

Moda e sostenibilità: da Gucci Equilibrium in avanti, ecco cosa succederà

Moda e sostenibilità. La moda dice di voler cambiare il mondo. Perché?
Moda e sostenibilità, anno 2018: “il lusso per il popolo”.

Secondo gli esperti, i marchi di lusso devono scendere dal piedistallo e mescolarsi con la “plebe”. E’ giunto il momento di combattere fianco a fianco con il popolo”. E questa non è più una possibilità, ma una scelta obbligata per suggestionare i Millennials.

Tutti vogliono dimostrare di essere socialmente consapevoli
Il business della moda si sposta velocemente dal piano materiale-estetico a quello morale, con esiti di grande impatto sociale per i più giovani.

Anche il buzz sollevato intorno alla figura del designer celebrità non basta più per vendere, a meno che non si farcisca la portata con un bel po’ di succulenti buoni propositi. E così, mentre tal Jon Caramanica sul New York Times sta ancora a chiedersi se Gucci sia elegante o pacchiano perdendosi in elucubrazioni che lasciano il tempo che trovano, ecco che nasce Equilibrium.

καλός καὶ ἀγαθός da Omero a Gucci è un attimo
Come Omero insegna, il vero eroe è colui che si distingue in bellezza e moralità. La beltà non significa niente, quindi, se non è legata a uno spirito virtuoso e valoroso.

Che siano belli o meno gli addobbi di Gucci, poco importa, perché:

Gucci non fa moda, Gucci fa bene. Gucci fa del bene all’umanità.

Quindi, compra, compra, compra e sii felice.

Il marketing sostenibile è la chiave per protrarre l’incantesimo [...]

http://www.theladycracy.it/2018/06/10/moda-e-sostenibilita-da-gucci-equilibrium-in-avanti-ecco-cosa-succedera/

Dialogo di moda e morte: parafrasando Leopardi, ricordando chi non ce l'ha fatta

Dialogo di moda e morte: parafrasando Leopardi
Dialogo di moda e morte:

[…]Moda. Sì: non ti ricordi che tutte e due siamo nate dalla Caducità?
Morte. Che m’ho a ricordare io che sono nemica capitale della memoria.
Moda. Ma io me ne ricordo bene; e so che l’una e l’altra tiriamo parimente a disfare e a rimutare di continuo le cose di quaggiù, benché tu vadi a questo effetto per una strada e io per un’altra.

DIALOGO DELLA MODA E DELLA MORTE, Leopardi

La moda è legata alla morte nella sua essenza. Partendo dal suo significato, infatti, la parola “moda” rimanda all’idea di novità, ma reca con sé il presagio della caducità. Una caducità inevitabile, propria di un qualcosa destinato fin dalla sua genesi all’oblio.

“La moda esiste grazie al suo morire”

Ma la moda è anche morte nell’estetica contemporanea. Un’estetica flagellata da psicosi e paure proprie del tempo digitale
La moda odierna si sposta dall‘umano all’inumano, o meglio, al post-umano.

Scenari decadenti, apocalittici, spogliati di ogni minima traccia antropica stanno spazzando via il vecchio mondo. Vecchio mondo a cui più nessuno appartiene. Escluderei a priori che questa sia solo una mera mossa strategica, una pagliacciata come tante per acchiappare la superficiale massa di internauti sempre più disattenti e disagiati.

La moda abbraccia la mostruosità, perché la paura è l’emozione universale del momento.

Quella che meglio ci rappresenta, quella che tutti ci accomuna, nonostante le vite parallele -eccezionali- vissute online.

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http://www.theladycracy.it/2018/06/06/dialogo-di-moda-e-morte-parafrasando-leopardi-ricordando-chi-non-ce-lha-fatta/

Dipendenza da Instagram: siamo esausti, ma pochi lo ammettono

Dipendenza da Instagram: siamo esausti, ma pochi lo ammettono
Dipendenza da Instagram: fateci uscire dalla caverna!

All’inizio del libro settimo de “La Repubblica”, Platone racconta quell’inquietante storiella dei tizi incatenati in una caverna, completamente incapaci di distinguere la realtà dalla finzione, la verità dalla menzogna.

Ripassando velocemente il mito:
Nelle profondità di una caverna degli infelici giacciono fin dalla nascita costretti all’immobilità e all’oscurità. Dietro di loro, all’esterno, la luce di un fuoco permette ad altri uomini di mettere in scena una sorta di “teatrino”. Questi ultimi, infatti, si dilettano nel proiettare strane ombre sulla parete davanti ai prigionieri utilizzando diverse forme. Il “teatrino”, quindi, inganna i prigionieri sulla natura delle ombre e li induce nel credere che siano l’unica realtà possibile.

Una realtà di ombre. Una realtà filtrata, una falsa realtà
Fa rabbrividire il parallelo con la nostra condizione di prigionieri Social no?

“Prigionieri”, sì, l’ho detto, perché la nostra libertà non è mai stata così tanto illusoria come oggi. Ma esaminiamo la nostra condizione.

Prima di qualsiasi altra cosa (scienziati, pr, cantanti, trasportatori di iceberg, plurilaureati ecc.) siamo umili, ignari schiavetti “assunti con contratto a tempo indeterminato” da Mark Zuckerberg -o chi per lui- il quale, ça va sans dire, fa business. A costo anche di annientarci.

Ognuno di noi vive nel proprio mondo. Dalle nostre postazioni ha inizio la deformazione della realtà.

Una brutta faccenda dato che gli stessi artefici di Facebook e Instagram si guardano bene dall’utilizzarli no? (fatevi un giro su Google, scoverete cose che voi umani [..] altro che fake news)

Trappola mortale, sì, ma da Social Network
Ho iniziato questo sermone con il celebre Mito della Caverna, perché non è un caso che sia stato citato la scorsa settimana proprio nel pezzo di Emma Hope Allwood (digital di Dazed), articolo “bomba” dove viene raccontata con grande lucidità e onestà la dimensione tossica della dipendenza da Instagram.
[...]

http://www.theladycracy.it/2018/06/03/dipendenza-da-instagram-siamo-esausti-ma-pochi-lo-ammettono/

Look da mare 2018: ecco su cosa devi puntare in vacanza

Look da mare 2018: ecco su cosa devi puntare in vacanza
Look da mare 2018 all’insegna della leggerezza e della purezza. L’estate sarà più sofisticata che mai per chi saprà raccogliere le ispirazioni giuste.

Una moda come ricerca estetica basata sul principio della “sottrazione”
Sintonizzate sull’onda mai banale del purismo stilistico, il consumo consapevole diviene consuetudine tra le più fervide sostenitrici del minimal pensiero.

L’ansia da novità si ridimensiona, l’armadio pure.

Ci si cambia di meno, ma ci si cura di più. E si vede.

Moda e ricerca
La desiderabilità non ha più a che fare con la fama, bensì con l’autenticità dei marchi. Autenticità, talvolta, maggiormente rintracciabile in brand di piccole dimensioni, ma dalle qualità e dal design meno convenzionale.

L’attitudine della vacanziera contemporanea profuma di una sobrietà smaliziata e disinvolta che assume caratteri fluidi e minimali [...]
http://www.theladycracy.it/2018/05/31/look-da-mare-2018-ecco-su-cosa-devi-puntare-in-vacanza/

Designer famosi moda: di quegli “illetterati glitterati” (cit.) che ti hanno rubato il posto di lavoro
Designer famosi moda. Flaccavento è uno di quei pochi esponenti della moda a opporsi a quella storia dei designer usciti dalle riviste di gossip, dagli streetstyle di Grazia, da qualche profilo Instagram o da “Amici di Maria de Filippi”. Sì, d'altronde comincia ad andare un po’ stretta a molti. Eppure, gli spavaldi messaggeri del “dolce -saper- far poco e niente sistema” hanno vinto, per ora.

“Da Hype a odio”?
Come dicevo, Angelo Flaccavento si butta contro i cosiddetti “impostori”, ovvero, contro quella nutrita folla di millantatori di glamour, che non si sa bene come, stanno inesorabilmente sostituendo un’intera classe di addetti ai lavori: i designer.

E’ davvero un Flaccavento mortificato nell’orgoglio quello che conduce l’arringa (arringa forse un tantino naif, oltre che tardiva) confermando le percezioni di una minoranza, che nel conformismo ortodosso promosso da Instagram vedono solo un avvilente annientamento del buongusto, oltre che del merito e dell’autenticità proprie della figura del creatore di moda.

In realtà però, a stuzzicare la vena polemica del giornalista è la recente scritturazione di Virgil Abloh ne “La Guerra dei Roses”, leggi la battaglia tra le due conglomerate del lusso più potenti del pianeta (Kering – LVMH). Pare, infatti, che con con l’elevazione di Abloh a rappresentante di una delle poche Maison del lusso per antonomasia, l’indignazione non possa più essere trattenuta.

Ma allora perché hanno messo proprio Abloh da Louis Vuitton?
I dati più recenti documentano un’irresistibile ascesa delle vendite maschili in casa Balenciaga, fattore questo, che avrebbe indotto un Arnault inviperito a sbarazzarsi prontamente del volto diafano e pacioccone di Kim Jones per dare una secca scrollata agli affari di famiglia da Louis Vuitton uomo. A ben vedere, quindi, la mossa di schierare un personaggio così gettonato come Abloh non dovrebbe affatto stupire, eppure ci fa gelare il sangue nella vene. Ma perché? D’altra parte non aspettavamo di certo questa assunzione per smascherare i reali intenti delle industrie del lusso no?

La moda è più produzione che intento di esclusività, creazione, ambizione di novità, scarto dalla mediocrità che dovrebbe essere.

Molho

Ma allora con chi dobbiamo prendercela per questa brutta piega che ha preso il lusso? Con l’ Abloh del caso che sfrutta l’ondata del successo? Con Arnault che vuole massimizzare il fatturato o cosa?

[...]

http://www.theladycracy.it/2018/05/27/designer-famosi-moda-ecco-come-cambia-il-mestiere-del-creatore-di-moda/

@elisabellino

Come vestirsi ad un matrimonio: la guida definitiva
Come vestirsi ad un matrimonio, se non sei la sposa e nemmeno la cugina di Kate Middleton.

Partendo dal presupposto che non siamo sul set di Dynasty, quindi, gli eccessi e l’ostentazione sarebbero da escludere a priori -lo stereotipo del cafone arricchito, infatti, è sempre dietro l’angolo-, occorrerebbe anche arginare quel particolare disturbo da “eccessivo entusiasmo” noto come esibizionismo del principiante.

Con esibizionismo del principiante intendiamo quella particolare sindrome riconducibile all’ “ansia da prestazione da occasione speciale“. Patologia che indurrebbe la personaggia del caso ad addobbarsi con “costumi di scena” improbabili, a suo (ingenuo) parere giustificati, quando non proprio richiesti, dalla ieraticità della situazione.

Il principiante lo riconosci subito, perché invece che togliere, aggiunge. Anche le calze di nylon color carne. E quando toglie, dovrebbe lasciare (tipo pezzi di stoffa dalla gonna per coprire le gambotte).

Come vestirsi ad un matrimonio senza fare orrori [...]

http://www.theladycracy.it/2018/05/24/come-vestirsi-ad-un-matrimonio-la-guida-definitiva-alloutfit-perfetto/

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Anna Wintour 2018. Ecco perché la sua dittatura deve finire
Anna Wintour 2018. Come se non ci fosse bastato l’ennesimo Met Gala( quella patetica overdose di ridanciano glamour in cui annualmente sfilano le nostre più oscure e perverse viltà trasfigurate in figurine e figuracce pop incrostate per l’occasione di crocifissi e simboli sacri), oggi, la Signora Vogue America ci chiede di perdonare.

La parabola della Wintour del mese di giugno 2018, infatti, ha come oggetto la misericordia e si propone di reintegrare ufficialmente in società la signorina Georgina Rose Chapman, “vedova” Weinstein.

Sepolto e dimenticato il triste capitolo “mi sposo con il successo e mangio in testa a tutti” (leggi: mi sposo con l’orrendo energumeno produttore di Hollywood per crearmi un futuro da stilista delle star), oggi, Anna ci chiede di mettere da parte il rancore per focalizzarci tutti sulla bontà di questa madre esemplare e talentuosa.

“Sono fermamente convinta che Georgina non avesse idea del comportamento del marito […]Credo che non si debba ritenere una persona responsabile delle azioni del proprio partner. Ciò che Georgina dovrebbe ricevere è la nostra compassione e comprensione. *”

dalla prima Lettera di Sant’Anna ai beoti, “Amore e compassione”

[...]

http://www.theladycracy.it/2018/05/21/anna-wintour-2018-la-sua-dittatura-dovrebbe-finire-il-prima-possibile/

Trench come indossarlo: ecco il protagonista della divisa da mezza stagione
Trench come indossarlo.

Amato e poi lasciato ingiallire dietro coltri di porcherie da due soldi, il trench coat, anche se non passa mai di moda, effettivamente può stancare, ma non oggi.

Posto come scenario un clima di contestazione piuttosto acceso e il ritorno in voga dell’orgoglio femminista, gli abiti diventano uniformi con cui mostrare i propri valori e riparare le proprie debolezze.

A differenza dell’ondata femminista anni Sessanta/Settanta, il campo di battaglia della donna contemporanea non è più il suo corpo, ma l’ambiente, il contesto sociale in cui si muove, ecco perché nasce l’esigenza di promuovere un tipo di femminilità monolitica e austera.

Non si tratta di rinnegare il nostro genere, si tratta piuttosto di essere femmina e maschio allo stesso tempo. Di prenderci quello che ci manca. Anche con l’aiuto della moda.

Se le donne escono di casa con il piede di guerra, non c’è capo migliore da indossare del trench
è il momento di riqualificare la divisa da trincea strappata agli alto-ufficiali inglesi della Prima Guerra Mondiale.

Scegli un modello oversize, non solo sarà lusinghiero con le forme, ma sotto potrai infilare tutti gli strati che vorrai in modo da tenere sotto controllo pure le pazzie del meteo. [...]
http://www.theladycracy.it/2018/05/15/trench-come-indossarlo-ecco-perche-e-di-nuovo-il-suo-momento/

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Calendario sfilate moda 2018: New York propone la donna a giugno
Calendario sfilate moda 2018.

Era un afoso giugno del 2016 quando, in chiusura della Settimana della moda maschile, un Patrizio Bertelli #nofilter aizzava un uditorio di addetti ai lavori reticenti proponendo l’abbandono del calendario sfilate tradizionale.

“Noi italiani siamo troppo a rimorchio di tutti e non riusciamo a essere impositivi. Bisognerebbe portare le sfilate della donna a metà luglio e quelle dell’uomo a metà giugno. Ma invece ci preoccupiamo di come reagirebbe Anna Wintour.”

Chi l’avrebbe mai detto che a soli due anni di distanza tutto sarebbe stato possibile, compresa la potenziale uscita della Wintour da Vogue? E così, la svolta caldeggiata da Bertelli-damus due anni fa potrebbe realizzarsi davvero, anche se oggi, in seria difficoltà ci sono proprio gli Americani.

Una fashion week donna a Giugno per salvare l’inesorabile naufragio della piazza Americana
Fino a qualche settimana fa sembrava che New York dovesse rinascere proprio anticipando in massa le presentazioni delle main collection donna a giugno, ipotesi smentita quasi totalmente l’altro giorno con la notizia che saranno solo tre i brand a esibire le P/E 2019, rispettivamente Alexander Wang, Narciso Rodriguez e Rosie Assoulin (Saint Laurent aveva già deciso di lasciare Parigi indipendentemente dall’iniziativa).

Anche se questa decisione poteva essere interpretata come l’ultimo atto disperato di una nazione allo sbando* non è detto che questa iniziativa, da sempre ritenuta un azzardo inattuabile, non avrà un seguito in altre parti del mondo.

Niente è più dato per definitivo, tutto dipende dalla corrente di consumi [...]

http://www.theladycracy.it/2018/05/13/calendario-sfilate-moda-2018-new-york-propone-la-donna-a-giugno/

Festival di Cannes 2018: è l’era dei red carpet impegnati
Festival di Cannes 2018: serata d’apertura all’insegna della sostenibilità, dei diritti e della dissimulazione della ricchezza.

Di questi tempi, ogni occasione è buona per fare ammenda (Met Gala a parte) e dare prova di integrità morale, se poi sotto i piedi si hanno tappeti rossi e si parla di cinema la tentazione di strafare diventa irrefrenabile.

Così, non sfuma nemmeno sulla Croisette il black code da penitenza lanciato prontamente ai Golden Globe dalle STAR per lavarsi spirito e faccia di fronte ad un mondo molto ingenuo e tanto indignato per le marachelle dei ricchi produttori.

Ancora una volta il tappeto si tinge di rosso vergogna e si impregna di austerità in modo che trapeli solo un forte sentimento di compunzione. Il cinema tenta così di purificarsi attraverso i suoi paladini, presi recentemente alla sprovvista e visibilmente costernati dagli incresciosi scandali da Harvey Weinstein in poi.

Le protagoniste della serata d’apertura vanno in nero ed entrambe sfoggiano abiti vecchi
Parsimonia, responsabilità e modestia, parsimonia, responsabilità e modestia, parsimonia, responsabilità e modestia.

Se la Cruz si accontenta di uno Chanel invecchiato, la Blanchett supera tutti esibendo un abito Armani Privé già indossato ai Golden Globe nel 2014*.

Chissà chi avrà la meglio in questa lotta alla frugalità?

Ma soprattutto chissà se servirà davvero a qualcosa.

Una cosa è certa, le star del cinema di nero vestite come prefiche “chiangimorte”,
[...]
http://www.theladycracy.it/2018/05/09/festival-di-cannes-2018-e-lera-dei-red-carpet-impegnati/

#cannes2018

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Chanel e Karl Lagerfeld. Il sospetto: la Maison ne ha ancora bisogno?
Chanel ha ancora bisogno di Karl? Chanel ha appena presentato la sua Cruise 2018-19 a Parigi. Plauso generale.

Il Grand Palais sotto la direzione creativa di un Karl barbuto e invecchiato tutto insieme, ancora una volta diventa la scenografia perfetta per esagerare.

Per esagerare con il cattivo gusto.

Perché potere è denaro, ma la cosa non ha a che fare né con la bellezza, né con la verità.

Per esagerare, quindi, con la spettacolarizzazione, omaggiando la contemporaneità più ripugnante e opulenta.

La mitizzazione della ricchezza ha sostituito qualsiasi intento culturale e con Karl Lagerfeld raggiunge il suo apice
Completini da marinaretta, baschetti, maglioncini logati e qualche silhouette presa dagli archivi anni ’80. Eppure queste costosissime uniformi fanno solo da sfondo all’evento. Nessuno se ne cura. Relegati a ornamento, o meglio, addobbo di un folta schiera di Influencer-modelle, (massima espressione di potenza quanto il Titanic a fianco).

La reiterazione di quella scenografia grandiosa e invadente, come solo Karl sa imbandire per i suoi clienti, poi, la dice lunga sulla pochezza simbolica degli indumenti.

Indumenti che rispecchiano alla perfezione quella tipologia di consumatore di lusso odierno: il parvenu.

La moda è un modello aristocratico, che tende tuttavia a diventare fenomeno di massa, perché viene consumata su giornali ad alta tiratura. Anzi la Moda […] si richiama infatti al modello aristocratico ma al tempo stesso rappresenta l’insieme dei suoi consumatori.

R. Barthes

Non essendoci più l’aristocrazia, quanto piuttosto, un illetterato ceto di spocchiosi ricchi personaggi, sarebbe anche ora che Chanel la smettesse di autopromuoversi con cotanta presunzione, come “eccezione alla regola”.

Il fastidio pruriginoso, infatti, incomincia quando le cosiddette “Maison”storiche, in quanto tali, pretendono di vendere sogni inavvicinabili per colte élite (perpetuando così la sacralità dell’atmosfera originaria), mentre sappiamo benissimo quanto il passato sia stato profanato in nome di una spregiudicata voracità affaristica.

Proprio in nome di questo avido business comprendiamo molto bene che di quella sacralità insita nel manufatto creato dal Couturier non sia rimasto niente, se non una pallida caricatura.

Quello che viene definito prêt-à-porter, infatti, è in gran parte niente di più che mera merce su misura per i media e i consumatori del tempo. Tornando così al fastidio di cui parlavo poco sopra, la sindrome peggiora quando Chanel, vincolata a Monsieur Karl fino alla morte (del secondo) persevera di collezione in collezione nel volerci convincere del contrario.

Alcune persone pensano che il lusso sia l’opposto della povertà. Non lo è. È l’opposto della volgarità.

Coco Chanel

-abbi pietà di loro-

[...]

http://www.theladycracy.it/2018/05/06/chanel-e-karl-lagerfeld-il-sospetto-la-maison-ne-ha-ancora-bisogno/

Scarpe 2018 di tendenza: sproporzionato e inopportuno è bello

[...] Il dubbio diventa paura e la paura genera armature
Il passo diviene marcia, caricandosi di disinvolta aggressività. L’incedere attraverso mondi disturbanti non poteva infatti non riguardare anche le calzature. Scarpe che diventano componenti decisive di un’attrezzatura funzionale alla nostra conservazione.

Impressionare e intimidire con la sproporzione
a cominciare dai piedi.

Non si tratta tanto di esporsi, ma di imporsi nel mondo.

http://www.theladycracy.it/2018/05/02/scarpe-2018-di-tendenza-sproporzionato-e-inopportuno-e-bello/

Rivoluzione nella moda 2018: il lusso vende ideologie non vestiti, ma davvero?
Rivoluzione nella moda 2018.

Interno giorno, camera da letto Paola. Campo totale. Paola si sveglia di malumore . Notte difficile. Il saldo del suo conto fa piangere, l’amica si è fatta il suo ragazzo e poi la fame nel mondo, i pochi like sull’ultima foto, le bollette e le tasse della partita Iva. Quanta amarezza. Grazie al cielo la sua nuova Ophidia GG è in consegna. La sua Rivoluzione contro il male della terra inizia oggi.

Prendi un mucchio di personaggi annoiati, qualche riccastra pasionaria e qualche teenager frustrato in cerca di fede, mescola tutto, semplifica e vedi cosa viene fuori. E’ online sul sito di Gucci con la campagna pre-fall 2018.

La promessa di una rivoluzione paga e anche molto bene
La moda politica sembra funzionare alla grande, soprattutto quando il popolo ha la memoria corta e la sindrome da esaltazione facile. Quella che è in onda sui social e i siti dei più famosi marchi di lusso, infatti, è il rigurgito di una rivoluzione che riguarda tutti. Ma riguarda tutti solo nelle apparenze, perché la rivoluzione, quella vera, è già accaduta.

“Facciamo finta che”

La realtà è che i marchi ci trattano come bambini. Riempiono le mancanze della nostra esistenza con narrazioni in cui abbiamo l’onore di essere protagonisti e l’illusione di avere il controllo della situazione. In questo modo i consumi, lungi dall’essere meri acquisti, si trasformano in azioni gloriose, determinanti per ristabilire l’equilibrio. La storia di oggi, così, inizia con un’imminente pericolo, non propriamente identificato, ma contro cui è necessaria una compatta reazione popolare. [...]

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Occhiali da sole 2018
Occhiali da sole 2018. Indagine “psicologica” dietro l’occhiale da sole

C’è chi li indossa pretendendo di avere più charme, altri più mistero e altri ancora perché vittima della moda, eppure, quasi tutti questi soggetti, prima che dal sole indossano occhiali per proteggersi dagli altri.

La moda torna ad assumere il suo più “rudimentale” significato, quello di copertura. Uno strumento funzionale alla sopravvivenza nell’incerto, quanto pericoloso, clima urbano.

La verità è che ci siamo disabituati a vivere la realtà non filtrata da qualche rassicurante strumento tecnologico.

E se lo sguardo tradisce le nostre intenzioni più di ogni altra parola o gesto, possiamo sempre contare sulla protezione dei nostri occhiali da sole.

Davanti agli occhiali solo il meglio di noi
Dalla punta del nostro naso in avanti va in scena la nostra “sacra” rappresentazione pubblica. Tutti i problemi, le notti insonni, le paure, le debolezze e l’insicurezza, invece, rimangono dietro.

Al di là delle capricciose tendenze, infatti, l’occhiale da sole è quell’accessorio che meglio di qualunque altro dettaglio ci salva da tante situazioni.

Inforca le lenti e diventa chi vuoi.

Occhiali da sole 2018, ecco i modelli più interessanti
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Moda sostenibile, è possibile?
Moda sostenibile. Sappiamo benissimo che le questioni intorno alla sostenibilità, alla produzione e ai diritti dei lavoratori impiegati nel sistema moda dai grandi gruppi sono alquanto lacunose, ma, allora, perché oggi sembrano tutti diventati dei paladini della giustizia?

La moda etica va di moda.

Sempre più spesso i protagonisti del fashion system ci fanno la predica riguardo il nostro consumo sconsiderato. Ma se lo possono permettere?

Momento nostalgia: ci fu un tempo in cui il vestito era qualcosa di importante
Qualcosa di rilevante a livello emozionale

Sembra di parlare della preistoria, eppure, fino a 10 anni fa i componenti del nucleo familiare medio comune, ad ogni inizio stagione, erano soliti prendersi il sabato pomeriggio come giornata campale per fare il cosiddetto rinnovo guardaroba.

In uno “sforzo” unico si spendeva quello che c’era da spendere e non ci si pensava più. Si trattava della solita “spesa” per la stagione nuova: un capospalla, un jeans, due maglie. Qualcosa di più, qualcosa di meno. Il rinnovamento passava da 3-4 pezzi. Tre o 4 pezzi da giocarsi con la roba degli anni precedenti. Perché a quei tempi l’abbigliamento durava [...]

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Streetwear 2018: pensieri pericolosi, cosa ci sarà dopo tutto questo streetwear?
Streetwear 2018. Eraclito diceva che non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, quindi, tutto scorre. Ecco, se Eraclito abitasse il mondo digitale contemporaneo avrebbe anche aggiunto che tutto passa molto, troppo rapidamente e, soprattutto, praticamente senza lasciare traccia.

Siamo, infatti, così impietosamente bombardati da informazioni e novità che il nostro cervello collassa, ovvero, non riesce più a processarle, figuriamoci ad affezionarcisi.

Viviamo in una sorta di luna park, dove regna una sorta di stordimento da sovreccitazione. Spettacolo, intrattenimento, emozioni forti, luci: il giro sulla giostra non finisce mai.

Se è indubbiamente molto piacevole scegliere di non scegliere,
ovvero, seguire il flusso senza sapere dove si sta andando, talvolta, non fa male alzare la testa per dare un senso a quello che accade. Anche solo per capire perché di punto in bianco, invece delle ciabattazze pelose di Gucci, vogliamo tutti le Balenciaga Triple S.

Ecco, oggi voglio prendermi un attimo di pausa. Diciamo che prima di risalire in carrozza e rientrare in un altro tunnel, salto un giro.

Instagram e l’hype [...]

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Mango Outlet? Mango ha un outlet? Già
Mango Outlet. Se l’outlet di H&M è in cantiere, Mango ne ha già uno. Non ho ancora capito se nella fretta ci sia sfuggito o se sia comparso solo adesso, rimarrà un mistero, ma poco importa. Il problema dell’invenduto riguarda tutti, marchi di lusso e fast fashion, perché, come facevo notare qualche mese fa, la crisi data dalla sovrapproduzione è democratica.

Per le aziende, gli outlet, mai come oggi, sono un ottimo modo per scrollarsi di dosso un bel po’ di noie da smaltimento rifiuti. Ma conviene? [...]

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Cosa succede nel mondo della moda? Anche gli intoccabili, tremano
Cosa succede nel mondo della moda internazionale? Succede che tira aria di tempesta e nessuno è più al sicuro.

Sentivo che le cose stavano per mettersi male, e ripresi precipitosamente a parlare di vestiti.

M. Proust. Alla ricerca del tempo perduto. La prigioniera

Il fattaccio è, Caro Proust che al momento, non c’è scampo. Anche se provi a parlare di vestiti, le cose sono messe piuttosto male. Nelle ultime due settimane, infatti, ci sono stati così tanti colpi di scena da togliere fiato e parole. Non avevamo ancora fatto in tempo a digerire l’arrivo del Dj, ingegnere, architetto(?), socialite “Abloh” da Louis Vuitton che già venivamo travolti da nuove , oscure perturbazioni. Se ti sei persa qualche passaggio, ecco tutto quello che devi sapere per metterti in pari.

Se intorno ai fortini di Condé Nast volteggiano già da qualche anno i mangiamorte, pronti a risucchiare fino all’osso le ultime alitate di vita di un’editoria che fu -un tempo gloriosa-, il mondo, a quanto pare, non si sente pronto a lasciare andare il suo temibile Kapò.

Ad oggi, infatti, lo shock non è stato superato e gli strazianti lamenti funebri incalzano. Eppure, c’era da aspettarselo. La dipartita di Anna Wintour, nella tradizione popolare conosciuta come Miranda Priestly o viceversa, per ora è un pettegolezzo, ma il fatto che circoli ai piani alti, mette già la parola fine ad un ciclo.

L’imbastardimento della stampa tradizionale in funzione di un radicale adattamento digitale sarebbe ormai un fatto non solo inesorabile, ma ineludibile per la sopravvivenza di quel che rimane delle testate. E, come sappiamo, la ristrutturazione non può che partire dai vertici, sollevando, quindi, tutto ciò che appartiene alla vecchia guardia.

In questo gioco nessuno è intoccabile

Anna e il suo team sono fossili d’impiccio, mai realmente integrati in un mondo che non riescono o non possono più gestire. E’ tempo di addii.

Ma servono nervi d’acciaio anche ad altri “intoccabili”
Primo fra tutti a Demna Gvasalia, che offeso nel profondo da Highsnobiety, non è riuscito a contenere la furia [...]

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Vestirsi di marrone #brownaesthetic: ecco il colore più sofisticato
Vestirsi di marrone. Ecco perché il marrone è il colore più raffinato di tutti.

Al di là del bianco e del nero, del giusto e dello sbagliato, del poco e del troppo, irrompe nella scena l’estetica marrone.

Un’ode alla terra che respira sotto i nostri piedi, un colore evocativo al quale sentiamo di appartenere. Una tonalità solida che sa di natura, di caffè e di casa. Un cantico che si sposa alla perfezione con un ideale di moda fatto di sottrazione, di riuso, di semplicità e ricercatezza.

#brownaesthetic, su Instagram è già #ontrend
Dall’arredamento alla moda, dagli interni agli esterni, il leitmotiv del marrone filtra la realtà attraverso visioni nostalgiche e volutamente imperfette (v. wabi-sabi), ripulite da qualsiasi tipo di eccesso o esagerazione.

Nel fashion

Dal beige al cammello, fino ad arrivare a caramello e al marrone scuro, le tonalità calde vivificano la nudità aspra e tagliente del minimalismo, vibrando di sofisticata sobrietà.

Marrone è anche ritorno all’essenza
Il massimalismo di qualche anno fa ha prodotto un rifiuto radicale per quei marchi e quelle tendenze incrostate di colori, stampe e citazioni ridondanti e imprecise.

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Foto del diario

I piedi tra le nuvole e la testa nel cemento.

#silkdress #pinklover #pinkaesthetic #aesthetictumblr #clouds☁️ #dreamypalette #buonanottecosì #fashionbloggeritalia #ispirazione

Foto del diario

Cosa vedi?
Io chicchi di caffè e tanta voluttuosa schiuma di latte.

#mare🌊 #seaside🌊 #aesthetictheme #enjoylittlethings #minimal_world #nature_prefection #prettylittleiiinspo #wonderluster #igersitalian

Foto del diario

Milano 1964
(3 of 3)

Link in bio

Ph. @ksenia_photo_it

#igersmilano #fashionbloggeritalia #fashionigers #bloggermoda #bloggeritalia #aesthetictheme #aestethic #fashionblogging #ootdmagazine

Cambridge Analytica: ecco perché questo scandalo interessa tutti noi

Cambridge Analytica ha scoperchiato il vaso di Pandora. Ecco perché ci interessa molto da vicino
Cambridge Analytica è la losca faccenda che fa rinsavire dal torpore un mondo rimbambito dal proprio ego e dal piattume-pattume culturale. In pratica Mark Zuckerberg dopo 14 anni di inarrestabile scalata sociale sembra avere ricevuto il primo compatto, amaro schiaffo morale e materiale, da parte del genere umano. Un genere umano che quando si tratta di scandali è sempre pronto a godere del caos generalizzato, purtroppo, spesso senza nemmeno comprenderne i fatti.

Eppure in questo caso, varrebbe la pena approfondire la questione, se non altro per prendere coscienza delle nostre colpe
Come dicevo sopra, il caso che l’altro giorno ha fatto precipitare il titolo Facebook del 6,7% a Wall Street e che va a incancrenire una lenta ma inesorabile disaffezione da parte dell’utenza al social è quello relativo alla privacy. Il patatrac è scoppiato perché è venuto fuori che Cambridge Analytica, durante la campagna elettorale di Donald Trump ha “rubato” una cosetta come 50milioni di profili Facebook con dati strettamente personali per metterli al servizio dei mercenari del marketing.

Il punto, però, è un altro, infatti, verrebbe da chiedersi:
“Ma questo fantomatico traffico di dati che ha permesso l’elezione dell’ “orco Trump”, quante volte sarà avvenuto in questi 14 anni di impero Zuckerberg? E, poi, non sarebbe proprio il possesso sconfinato dei nostri dati a fruttare così tanto al giovanotto Statunitense che pecca così tanto di ingenuità?

A tal proposito, vogliamo per caso parlare anche di Google, o, per entrare nel popolare, della “tratta dei numeri dei cellulari per le società telefoniche”?

La verità è che la nostra individualità non ha valore, ed è solo colpa nostra
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Trucco primavera 2018: ecco tutte le idee per il tuo make-up
Trucco primavera 2018

Il principio chiave per comprendere i fantasiosi, quanto contraddittori beauty trend della stagione primaverile è solo uno: esattamente come accade nell’abbigliamento, le collezioni non seguono più le stagioni. A dire il vero, “nemmeno le collezioni seguono le collezioni”, dato che la frammentarietà del pubblico sta conducendo i creativi a presentare nello stesso défilé look sempre più distaccati gli uni dagli altri. Se a questo sommiamo il fatto che l’individuo tipo tende sempre più a lavorare di “bricolage”, riadattando e sbizzarrendosi in collage di generi, stili e personalità sempre diverse, ecco che riacciuffiamo il filo della ragione e capiamo perché, di fatto, vada bene qualsiasi make-up.

Trucco primavera 2018: ognuno fa un po’ come gli pare, perché nella moda contemporanea #valetutto
Per quanto in molti si affannino a raccontare le tendenze “nuove”, oggi, si parla sempre di più di attitudini, ovvero, di come si indossano i pezzi più in voga. L’ispirazione, poi, con l’ausilio di Instagram, filtra da ogni parte del mondo, per questo si respira questa sorta di anarchia stilistica. Un’anarchia stilistica in cui ogni individuo sposa un determinato modo di rappresentarsi per un lasso di tempo sempre più ristretto.

Messe in chiaro le cose, mi sembra giusto riordinare le idee nel tentativo di evidenziare i migliori make-up della primavera 2018 da cui poter trarre ispirazione.

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Made in Italy moda Italiana: il settore abbigliamento si è fermato alla Dolce Vita o giù di lì
Made in Italy moda Italiana: la specie dei creativi di moda nostrani è in via d’estinzione? A parte qualche raro esemplare *, sembra che nel mondo della moda non ci sia spazio per le nuove generazioni. Ma perché?

Intanto, mentre il mondo chiede abiti pratici dalla vocazione casual, in Italia si pretende ancora di vendere unicamente abiti da cocktails o da serate di gala.

L’impressione generale, quindi, è che nel Belpaese si suoni una ballata fuori sincrono
rispetto alla moda internazionale. Poca arditezza e una scarsissima sintonizzazione con il contemporaneo fanno trasparire un vischioso, infermiccio senso di incertezza, sviluppato in qualche tonachella svuotata di qualsiasi barlume di carisma e/o personalità.

E’ percepibile un’ opprimente pesantezza riassumbile in queste parole:

poche idee, presentate male.

E anche quando si intravedono spunti interessanti, non c’è sviluppo.

Partendo da questo presupposto, non c’è da stupirsi se anche a questo giro nessun Italiano, lotterà per contendersi il Lvmh Prize.

Nelle fasi finali ci arrivò Gabriele Colangelo e proprio durante la prima edizione, da lì in poi per l’Italia, solo tanta, succulenta “ciccia“. E l’importante non è partecipare. A questo punto voi potrete pensare si tratti del solito accanimento contro il Belpaese, dei soliti raccomandati, dei complotti, dell’invidia degli dei ecc. . Io, invece, suppongo che non sia niente di tutto questo.

Lo dico, perché a quanto pare la nuova generazione di creativi è una specie in via d’estinzione. Tolto il sopraccitato Colangelo, che insieme ad altri tre o quattro nomi ci regalano una boccata di ossigeno, non si può proprio dire che la creatività Italiana goda di una buona salute.

L’Italia, infatti, è un paese strano,
che più o meno consapevolmente invece di progredire, anche tentando cambiamenti radicali, preferisce cuocere a fuoco lento nel solito brodo. Un brodo che sa di minestra riscaldata, intiepidita al riparo dai tumultuosi moti del presente. E’ come se i creativi fossero convinti di poter vantare nei secoli dei secoli, come per investitura divina, un plus valore consolidato ed eterno: quello ereditato dai capostipiti del Made in Italy.

In Italia, quindi, le dinastie dei maghi dello stile, non dovrebbero mai esaurirsi, in quanto il “genio” sarebbe un fattore ereditario, almeno così parrebbe.

Peccato che oggi non ci sia nessuno scultore della seta come Capucci, nessuno Schuberth, nessuna Simonetta e nemmeno nessun Valentino Garavani. E peccato pure, che il mondo non sia nemmeno più quello del prêt-à-porter di Gianni Versace, di Franco Moschino, di Miuccia Prada e di Giorgio Armani, i quali potevano permettersi di sperimentare quello che più gli piaceva senza curarsi del giudizio del consumatore singolo:

“Il mio lavoro è l’unica cosa che mi interessa […] Se guardo i dati di vendita lo faccio solo per divertimento e per vedere quali stupidaggini dicono sul mio conto”.*

F. Moschino

Ecco, un vero peccato. Già. Eppure tocca farsene una ragione. E, forse, tocca persino smetterla di puntare tutto sull’artigianalità e sulla qualità dei materiali, perché senza un design accattivante e contemporaneo, a forza di spingere il core business sulla manifattura declinata in gonnellone broccate e vestitazzi in stile Carnevale Veneziano, pure gli arabi finiranno per stufarsi.

Oggi la moda non è arte, è merce.

Questo è il business. Se non è vendibile, non esiste.

Provincialismo e attitudine snob, un binomio “fantastico”
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Noleggio abiti moda: ecco l'antidoto contro l'avanzata del fast fashion

"Vogliamo che tu compri meno cose" questo è il motto della fondatrice di Rent the runway? Di che si tratta? Ne parlano tutti, ma io ne scrivevo qualche mese fa

"Rent the Runway include oltre 550 marchi.
Gli abbonati al servizio utilizzano Rent the Runway in media 150 giorni all'anno.
La principale lamentela da parte degli abbonati è che vogliono che gli articoli girati più velocemente, il che suggerisce che i clienti probabilmente utilizzeranno il servizio fino a 200 giorni all'anno.
La società prevede di aprire una nuova struttura di distribuzione a Dallas.
Rent the Runway ha servito 8,5 milioni di clienti da quando è iniziato otto anni fa e finora ha raccolto $ 210 milioni."*

*https://www.recode.net/

http://www.theladycracy.it/2017/10/29/noleggio-abiti-modaecco-lantidoto-contro-lavanzata-del-fast-fashion/

Foto dal post di Theladycracy

Intelligenza artificiale moda: il mondo sta per cambiare definitivamente
Intelligenza artificiale nella moda. Quando adattarsi non basta più

In una memorabile intervista rintracciata dal WWD, Hubert de Givenchy si lascia scivolare via dalla gola un nodo che diventa un assemblaggio di fonemi strozzati: “You must adapt“.

Siamo nel 1978, nella fase calante dell’haute couture e più in generale della vecchia maniera di pensare moda per fascinose, ricche donne di mondo. Allora, la libertà di indossare qualsiasi cosa e a qualsiasi ora del giorno, aveva scosso profondamente l’animo nobile e posato di Hubert de Givenchy. Inoltrandosi nella lettura, si intende la fatica di questo suo”adattamento” forzato allo Zeitgeist. Trapela una sorta di malinconia per un tempo di “assolutismo stilistico” in cui la moda era qualcosa di stabile e nelle mani di pochi. Un qualcosa di monolitico, che dalla figura del Couturier irradiava l’universo di bellezza pura.

“You must adapt“.

Di sicuro Monsieur, in quel momento, non aveva idea di quanto le cose potessero accelerare negli anni seguenti e di come la rincorsa all’adattamento, anche quella più tenace, si dovesse rivelare insufficiente per la sopravvivenza.

Quando adattarsi non basta più [...]
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Tendenze autunno inverno 2018-19: travestitismo come macro tendenza
Tendenze autunno inverno 2018-19. Non mi piace mai guardare avanti, ma per quanto riguarda la moda, credo che avere a fuoco qualche metro in più rispetto alla punta del proprio naso, sia sempre un vantaggio. Soprattutto oggi, che sopravviviamo ingolfati di “consigli per gli acquisti”, mentre nei nostri armadi marciscono scheletri vestiti di mexxa.

Almanacco autunno inverno 2018 [...]

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Se volete leggere qualcosa su di me, qui c’è la mia intervista, che però riguarda un po’ tutte le donne e chi vorrebbe iniziare questo lavoro https://alpifashionmagazine.com/journal/elisa-bellino-intervista-fashion-blogger/ Alpi

I vestiti Givenchy] mi danno sempre un senso di sicurezza e autostima […] mi offrono protezione contro situazioni e persone strane.

A.Hepburn

Hubert de Givenchy morte: il couturier gentiluomo amato dalle dive
Hubert de Givenchy morte.

Una cosa l’abbiamo imparata dopo la regale, quanto silenziosa scomparsa del marchese Hubert de Givenchy: mai morire durante il weekend. Mai morire di sabato o domenica, poiché il trans letale è TALE da non fornire a nessuno i mezzi per ricevere e diffondere notizia alcuna. Non è un caso che il compagno di Monsieur de Givenchy abbia preferito diffondere la notizia oggi (probabilmente per assicurarsi una copertura dignitosa).

[...]

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Impegno sociale marchi moda di lusso: da Dior a Gucci, ecco cosa succede
Impegno sociale marchi moda di lusso: tra benefattori, filantropi e business

Stabilire dove inizi l’uno e finisca l’altro mette proprio male.

Annoiati e distratti da un’offerta smisurata di beni materiali gli Occidentali sentono di doversi dare uno scopo. Uno scopo che, ovviamente, non può prescindere dalle scelte d’acquisto, soprattutto, se per questo genere di consumi cominciano a ballare più di 500 Euro. Diviene così un’urgenza per i marchi di lusso smarcarsi con decisione da una proposta a buon mercato, pena il soccombere definitivo.

Davanti a una galoppante paralisi del desiderio e di fronte al sollevarsi di una sempre più diffusa responsabilità sociale e ambientale, il mondo della moda lussuosa sta spostando l’accento da una strategia più “becera” e materialista a una filosofia più “spirituale”. Così, invocando “l’assoluzione divina e la redenzione dai peccati”, i grandi conglomerati del lusso sono pronti a “scendere in piazza” per prendere attivamente parte alle questioni umanitarie e politiche.

Tra utopie e distopie e tra il dire e il fare non c’è il mare, ma il mondo della moda
[...]

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Il mio Miss Dior Absolutely Blooming da oggi viene sempre con me 💗 @diorparfums #missdiorabsolutelyblooming #diorrollerpearls #profumo #profumi #pinklover #beautybloggers #diorlover

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Moda streetwear: ecco l’unica vera tendenza dalle passerelle
Moda streetwear. Cioè?

Nessuna moda, nessuna novità: l‘assolutismo della “streetwear-couture” ha decretato la fine delle tendenze, omogeneizzando definitivamente il nostro modo di pensare, vivere e desiderare.

La settimana della moda Parigina non è ancora terminata,
ma non importa, già abbiamo intuito”l’andazzo” ( Demna G. alle prese con Balenciaga, per chiarire le idee anche ai non addetti ai lavori, piazza una bella montagna di graffiti come scenografia della fall/winter 2018-19) . Insomma, non fa nulla se Chanel sfila per ultimo, Karl non ci terrà di certo con il fiato sospeso. Nemmeno quest’anno. Perché? Semplicemente, perché in passerella cambiano i nomi e le scenografie, ma quasi sempre di streetwear si parla.

Tutto il prêt-à-porter parla un linguaggio diurno, pratico e comodo. Il gloss del lusso democratico viene dalla strada, dai social: è streetwear.

E la lingua dello streetwear, spolpata di qualsivoglia ideologia suburbana originaria, è piuttosto ricorsiva e ridondante, oltre che limitata. Sneakers, cappelli, jeans, felpe e t-shirt logate. Ecco quello che pretendono i Millennials & Co., spavaldi ambasciatori del vivere casual( ammesso che già non siano troppo vecchi).

Se il vero lusso è per una nicchia ristrettissima, il lusso democratico è un affare, soprattutto per mocciosi [...]

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Milano fashion week 2018 inverno: ecco il riassunto
Milano fashion week 2018. Capitolo inverno. Ecco tutto quello che ti serve sapere per capire cosa andrà di moda prima degli altri.

Il meglio di “MILANO MODA DONNA INVERNO 2018”
Nonostante Flaccavento continui a liquidare Milano come la solita pecora nera della “carovana fashion week”, vorrei spezzare una lancia in favore degli amici di casa (va bè, per modo di dire di casa, dato che di Italiano ci sono praticamente, solo dei nomi alla direzione creativa ). Dire che Milano è sempre, troppo, ancorata con i denti e con le unghie al suo illustre passato è sicuramente vero, ma non è negativo. Primo, perché tutti i marchi stellati non fanno altro che riproporre “er mejo” dei “migliori anni”, secondo, perché, i marchi non sono musei, ma aziende, ergo: devono vendere.

Riproporre-rimaneggiare i “best seller “non è una possibilità, è un imperativo per campare.

O così o pomì.

In poche parole: non ci sono abbastanza soldi per concedersi sperimentazioni alla Gucci maniera. Prada non è Kering. Eh.

Lo stato attuale delle cose, infatti, impone un certo genere di scelte. E queste scelte sono due: o ti metti a rivangare il passato facendolo passare per nuovo ( che tanto i big spender cinesoni di 20 anni sono assolutamente vergini in quanto a storia della moda Italiana), o ti adegui alla “Nouvelle Soviet/Gucci Vague”.

E quindi, di nuovo assoluto non c’è niente. E da nessuna parte.

Da vedere senza assorbire
Versace
Ripescare è un bene, se sai cosa vuoi fare e dove vuoi arrivare. Essere “figli di” o “fratelli di” può essere un tormento senza fine e Doni ne è la dimostrazione. A Madonna Versace è andata alla grande l’anno scorso con il mega show, le top e le fedeli copie di Gianni, ma a questo giro è tornata sui suoi passi: incerta nello stile e pure nel design.E tutto quel check, ma perché?????

[...]

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Professione influencer
Epifania di un mestiere: l’influencer non è più una possibilità
Professione influencer. Ci fu un tempo in cui alla domanda “di cosa ti occupi“, la parola “blogger” veniva emessa (o omessa) solo dopo un sano condimento di forestierismi in rigoroso idioma britannico. Bene, oggi quel tempo è solo un ricordo.

Con buona pace per gli illustri assenti, Condé Nast tra un taglio e l’altro, continua la sua “rincorsa per la vita” mettendo a punto iniziative sempre più digital. Dopo aver messo su in fretta e furia un allevamento intensivo di “blogger”, prese a manciate dalla Bocconi, questa settimana è stata la volta di “Lisa”.

E così Condé Nast lancia la prima “rivista” per i social: “L:sa”
Leggi Lisa: “love”, “inspire”, “share” e “advise”, ovvero, un contenitore di contenuti fruibili UNICAMENTE su Facebook e Instagram. Intuitene lo spessore culturale. A capo del progettino niente po’ po’ di meno che Riccardo Pozzoli, mente acutissima in grado di trasformare una biondina provincialotta in una macchina da soldi.

Influencer si diventa non si nasce
E la cosa comincia a fare un po’ impressione. Prepensionate le blogger con i loro “vezzi intellettuali”, oggi il destino si decide sui Social ma, segnatamente, pericolosamente, su Instagram.

Instagram e la sua fanta-realtà
Si debbono preferire cose impossibili ma verosimili a cose possibili ma incredibili.

Poetica*, Aristotele

*Questo libretto viene studiato a memoria in America da chi l’industria culturale fa, mentre in Italia la formazione classica scompare.

E così dall’altra parte dell’Oceano viene scelto e sostenuto un mondo per sordomuti, meglio se analfabeti, preferibilmente sociopatici. Un mondo controllato da informatici- demiurghi, in cui l’immagine basti – e avanzi- a se stessa. Un mondo di numeri, storie e stupidaggini necessarie a far aumentare reach e impression, tradotto: budget.

Perché alla fine sempre di business si parla.

E per vendere e vendersi non c’è bisogno di essere intelligenti, semmai scaltri
“La sofisticazione non paga“, scrive Fabiana Giacomotti [...]

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Foto dal post di Theladycracy

Bollettino radio ore 15.00 Milano. Sotto coltri di nuvole impietose arrivano per nulla intimoriti dal freddo gli Stranieri.
Giungono da tutte le galassie i DIVERSI di Gucci , dalle stamberghe di Tatooine, da Naboo, da Jakku. Sono così sbarcati tutti gli ambasciatori delle civiltà interstellari e ognuno porta doni e offerte.

Tutti quanti, nessuno escluso, fanno vistoso sfoggio dei propri codici tribali vestimentari, alcuni, addirittura sfilano orgogliosi con i loro animali sacri.

Molti ne hanno uno: serpi, draghi, lucertole, ci sono creature mai viste prima sulla terra. Sembrano innocue. Tutti sembrano innocui. La civiltà umana per la prima volta decide di includere opponendosi vigorosamente alla minaccia del Primo Ordine.

Ma forse si si tratta solo di una messa in scena, forse, è solo un’illusione, l’ennesima. E allora quelle spettrali figure sono solo quello che sembrano: degli esperimenti mal riusciti partoriti dalle mani di uno scienziato pazzo, nostalgico seguace della perfezione umana.

#guccifw2018 Gucci

Foto dal post di Theladycracy

Lotta Volkova: la donna dietro Balenciaga e Vetements
Lotta Volkova e la moda. In Russia le donne non sono mai state più deboli degli uomini, anzi, sono sempre state ritratte come forti e potenti. Sarà anche per questo che qualunque cosa faccia Lotta Volkova assume una rilevanza “mistica” nel panorama di moda contemporanea. Ne percepiamo la forza e ne intuiamo i riferimenti culturali lontani, seppur incerti e per molti versi dopati da fantasticherie post-sbornia. In qualsiasi caso, diventa impossibile non apprezzare la spregiudicata scompostezza che emanano i suoi immaginari devastati da qualche mix letale di stupefacenti. E così, si viene travolti. Turbati e travolti e di nuovo turbati, ma sinceramente coinvolti.

Da Vladivostok con amore
Leva 1984, incoraggiata dalla madre – insegnante di fisica appassionata di moda- va a studiare fotografia alla S.Martins di Londra e lì finisce per rimanere. Inizia così il suo percorso artistico, con un piede nella moda e uno nella musica, ma anche nella fotografia e nel cinema.

La moda come atteggiamento. Ecco perché tutti vogliono Lotta Volkova
Un po’ come la compianta Manuela Pavesi per Prada, il ruolo di Lotta con Demna Gvasalia è stato più che determinante per il designer, che da quanto racconta l’artista, pare facesse pezzi interessanti senza sapere come proporli.

Il punto non sta tanto negli abiti ma in come li indossi.

Se è vero che nel segmento del lusso non interessa più la fattura del prodotto, quanto, piuttosto, l‘ammontare del suo “appeal” (ovvero, la sua “potenza visiva in termini di engagement“), va da sé che i consumatori non si scompongano più anche dopo aver scoperto che le Balenciaga Triple S vengono assemblate in uno sgabuzzino puzzolente in Cina.

“La generazione più giovane è alla ricerca di qualcosa che si distingua e li renda speciali piuttosto che necessariamente una finitura sorprendente che troveresti con alcuni marchi tradizionali”.

D.Gvasalia

Al di qua dei nostri packaging, infatti, quando si parla di marchi di lusso -commerciale- quello che conta veramente è il fatto che inneschino un botto di interazioni su Instagram.

E allora il punto non è farlo, ma venderlo bene

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Foto dal post di Theladycracy

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